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LANTERNATA DI SAN MARTINO - novembre 2018

LANTERNATA DI SAN MARTINO: sabato 10 novembre e MEMORIA DI SAN MARTINO DI TOURS VESCOVO: domenica 11 novembre.



SABATO 10 novembre
 

LANTERNATA NEL BOSCO
CON FALO'


(per adulti e bambini)





 RITROVO IN ORATORIO alle ore 20.00



e al termine... 

....thè caldo e biscotti.



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QUANDO?

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SAN MARTINO, LE ORIGINI DELLA FESTA: CURIOSITA',  LEGGENDE E TRADIZIONI POPOLARI

L'11 novembre si celebra san Martino, uno dei santi più venerati del medioevo, in particolare in Francia. Cosa rese così popolare il vescovo di Tours, e perché alla sua festa sono legate tante usanze e tradizioni in tutta Europa?

Martino nacque intorno al 315 nella regione della Pannonia e fin da giovane fu avviato alla carriera militare dal padre, che scelse il nome Martino in onore a Marte, dio della guerra. L’episodio più noto della vita del santo – il taglio del mantello per riparare dal freddo un mendicante – si svolse proprio quando era ancora soldato e testimonia l’attenzione per gli umili che avrebbe reso di lui un santo molto amato dal popolo.





Dopo aver lasciato le armi, divenne monaco e fondò vicino a Poitiers una comunità di asceti, considerata il primo monastero databile in Europa, praticando un’intensa attività pastorale in tutta la Francia che lo rese molto conosciuto. Una fama che, secondo la tradizione, lo portò a essere eletto vescovo di Tours per acclamazione popolare.

Alla sua morte, avvenuta l’8 novembre del 397, gli abitanti di Poitiers e Tours si contesero le sue spoglie, che furono trafugate nella notte da questi ultimi: i funerali si svolsero tre giorni dopo, l’11 novembre, data che sarebbe diventata la ricorrenza ufficiale legata al santo.



San Martino, i funerali



La popolarità che Martino di Tours godeva in vita spiega solo in parte la centralità della sua festa nel corso del medioevo (e oltre).
Il giorno dell’11 novembre coincideva infatti con la fine delle celebrazioni del Capodanno dei Celti, il “Samuin”, che si svolgevano proprio nei primi dieci giorni del mese: il retaggio di questa festa pagana era ancora presente nell’Alto Medioevo, e la Chiesa sovrappose il culto cristiano del santo più amato dell’epoca alle tradizioni celtiche. Molte usanze di ascendenza precristiana sopravvissero così nel corso dei secoli, confluendo nelle celebrazioni di san Martino.


Cosa accadeva dunque l’11 novembre?
La festa di San Martino era una delle più importanti feste dell’anno, una sorta di capodanno contadino nel corso del quale si mangiava e beveva in abbondanza. Anticamente infatti il periodo di penitenza e digiuno che precede il Natale cominciava il 12 novembre e prendeva il nome di “Quaresima di san Martino”.


A incoraggiare il momento di baldoria era anche la conclusione delle attività agricole legate all’inizio dell’autunno, nonché il clima più mite che solitamente caratterizza queste giornate (la ben nota “estate di san Martino”). In questo periodo inoltre occorreva finire il vino vecchio per pulire le botti e lasciarle pronte per la nuova annata, e al contempo si iniziava a bere il vino novello (“per san Martino ogni mosto è vino”). L’atmosfera era simile a quella di un “giovedì grasso”, come ci testimonia – un po’ iperbolicamente – il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio dal titolo “Il vino di San Martino”: il popolo in festa si precipita a tracannare il vino nuovo, mentre sulla destra vediamo il santo a cavallo.




La protagonista assoluta dei menu dell’11 novembre era – e in molte regioni d’Italia lo è tuttora – l’oca
, che nelle case più povere poteva essere sostituita con l’anatra o la gallina.

Secondo la tradizione, quando Martino venne eletto per acclamazione vescovo di Tours, si nascose nelle campagne perché preferiva continuare la sua vita monacale: furono le strida di un gruppo di oche a rivelare agli abitanti di Tours il nascondiglio del santo, che dovette così accettare l’incarico. In realtà anche la tradizione di cucinare l’oca va ricollegata ad alcune usanze pagane: nelle celebrazioni celtiche, che avevano il loro culmine in questo periodo dell’anno, l’oca era infatti un animale sacro.

Che si trattasse di oca, anatra o gallina, per festeggiare San Martino il volatile non poteva mancare sulle tavole medievali (come ci mostra il Libro d’Ore di Laudomia de’ Medici, dove il mese di novembre è rappresentato dal cacciatore che rincasa dopo aver catturato tre anatre).





In molte parti d’Europa i festeggiamenti prevedevano anche falò, processioni (spesso con lanterne, molto diffuse ancora oggi) e scambi di regali: in alcune regioni della Francia e della Fiandre era san Martino che portava i regali ai bambini, scendendo dal camino proprio come Babbo Natale. L’uccisione del maiale – nel nord Italia tradizionalmente associata al mese di dicembre – si svolgeva oggi in Spagna, dove è ancora vivo il proverbio “A cada cerdo le llega su San Martín” (“Ogni maiale ha il suo San Martino”).

Ma San Martino era una sorta di capodanno anche per le attività civili e lavorative: l’11 novembre scadevano infatti i contratti agricoli e di affitto, e di conseguenza si svolgevano in questo periodo i traslochi (“fare san Martino” voleva dire proprio “traslocare”). I contadini inoltre erano tenuti a consegnare al signore la quantità di pollame loro imposta dal contratto di conduzione dei terreni, come puntualmente illustrato in questa miniatura del Libro d’Ore Torriani.


(DAL SITO: https:foliamagazine.it)



11 NOVEMBRE
SAN MARTINO DI TOURS, VESCOVO

(317-397)

Memoria

Martino povero e umile  

(www.maranatha.it) 


Figlio di un tribuno romano, Martino nacque in Pannonia (Ungheria) e si arruolò giovanissimo nell’esercito imperiale. Abbandonata la milizia dopo aver ricevuto il battesimo, si recò in Gallia per divenire discepolo di sant’Ilario di Poitiers. Condusse vita eremitica nell’isola Gallinara (Alassio), poi, per consiglio di Ilario fondò a Ligugé (Vienne, Poiton), il primo monastero di tutto l’Occidente. Di lì mandò i suoi monaci all’opera missionaria in tutto il paese. Nel 373 venne scelto come vescovo di Tours. 
Contemporaneo di sant’Ambrogio, ne emulò lo zelo, divenendo uno dei fondatori della Chiesa della Gallia. Eresse il monastero di Marmoutier, in cui preparava i giovani al sacerdozio, un primo vero seminario che diede molti vescovi alla nazione. 
Peregrinava di villaggio in villaggio, svolgendo un efficace apostolato fra pastori e contadini, creando parrocchie rurali: il centro della vita economica si spostava allora dalle città alle campagne. Operò ad eliminare il paganesimo e a stabilire la pace religiosa turbata da errori.Fu uno dei primi santi non martiri ad essere onorato nella liturgia. Il suo culto fu ed è ancora diffusissimo: decine e decine di comuni in Italia portano il suo nome.





È uno dei Santi più venerati in Occidente. Nato da genitori pagani, fu vescovo di Tours e condusse vita monastica in un cenobio da lui stesso fondato. Secondo la tradizione, nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone gli donò metà del suo mantello; poco dopo incontrò un altro mendicante e gli regalò l'altra metà: subito il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite.



È patrono delle Guardie Svizzere pontificie e di mendicanti, albergatori, cavalieri. È venerato dalla Chiesa Cattolica e anche da quelle ortodossa e copta. È uno dei fondatori del monachesimo in Occidente e uno dei primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa.

Ma ciò che ha reso famoso San Martino di Tours, in Francia, è l'episodio del mantello. Deriva da questo l’espressione “estate di San Martino” perché secondo la tradizione, appunto, il Santo nel vedere un mendicante seminudo patire il freddo durante un acquazzone, gli donò metà del suo mantello; poco dopo incontrò un altro mendicante e gli regalò l'altra metà del mantello: subito dopo, il cielo si schiarì e la temperatura si fece più mite.

L’Estate di san Martino indica un eventuale periodo autunnale in cui, dopo le prime gelate, si verificano condizioni climatiche di bel tempo e relativo tepore. Nell'emisfero australe il fenomeno si osserva in tardo aprile - inizio maggio, mentre nell'emisfero boreale a inizio novembre.


El Greco, San Martino e il mendicante
El Greco, San Martino e il mendicante

La biografia: dalle armi alla vocazione

Nasce in Pannonia, oggi in Ungheria, a Sabaria da pagani. Viene istruito sulla dottrina cristiana ma non viene battezzato.
Figlio di un ufficiale dell'esercito romano, si arruola a sua volta, giovanissimo, nella cavalleria imperiale, prestando poi servizio in Gallia.
Lasciato l'esercito nel 356, già battezzato forse ad Amiens, raggiunge a Poitiers il vescovo Ilario che lo ordina esorcista (un passo verso il sacerdozio).

Dopo alcuni viaggi Martino torna in Gallia, dove viene ordinato prete da Ilario. Nel 361 fonda a Ligugé una comunità di asceti, che è considerata il primo monastero databile in Europa.

All’età di 18 anni, quando donò metà del suo mantello al povero di Amiens, la notte seguente, Cristo gli apparve rivestito di quello stesso mantello: fu allora che decise di farsi battezzare. Terminato il periodo obbligatorio di servizio militare, a 25 anni lasciò l’esercito e si recò a Poitiers dal Vescovo Ilario. Una scelta fatta non a caso: Martino scelse di andare da un Vescovo antiariano, organizzatore straordinario dell’opposizione all’eresia che entrò e rimase nella Chiesa dal IV (iniziò in Egitto) al VII secolo (gli ultimi residui rimasero fra i germani cristiani).

Il Vescovo di Poitiers, colpito da una condanna all’esilio per aver osato opporsi alla politica arianista dell’imperatore Costanzo II, dovette stabilirsi in Asia, mentre Martino raggiunse le regioni centrali dell’Illirico per convertire la madre al cristianesimo, ma fu esposto ai duri maltrattamenti che i vescovi della regione, acquistati all’Arianesimo, gli inflissero.

Ritornò in Italia e organizzò un eremo a Milano, dove fu presto allontanato dal Vescovo Aussenzio, anch’egli eretico. Non appena apprese il ritorno di Ilario dall’esilio, nel 360 si diresse nuovamente a Poitiers, dove il Vescovo gli diede l’approvazione per realizzare la sua vocazione e ritirarsi in un eremo a 8 chilometri dalla città, a Ligugé.
Alcuni seguaci lo raggiunsero, formando così, sotto la sua direzione, la prima comunità monastica attestata in Francia. Qui trascorse 15 anni, approfondendo la Sacra Scrittura, facendo apostolato nelle campagne e seminando miracoli al suo passare. «Colui che tutti già reputavano santo fu così anche reputato uomo potente e veramente degno degli Apostoli», scrisse Sulpicio Severo (360 ca.- 420 ca.) nella biografia a lui dedicata.


Simone Martini, San Martino in meditazione
Simone Martini, San Martino in meditazione

La grande devozione popolare in Francia e in Europa

Martino è uno fra i primi santi non martiri proclamati dalla Chiesa e divenne il santo francese per eccellenza, modello per i cristiani amanti della perfezione. Il suo culto si estese in tutta Europa e l’11 novembre (sua festa liturgica) ricorda il giorno della sua sepoltura. L’«apostolo delle Gallie», patrono dei sovrani di Francia, fu enormemente venerato dal popolo: in lui si associavano la generosità del cavaliere, la rinunzia ascetica e l’attività missionaria. Quasi 500 paesi (Saint-Martin, Martigny…) e quasi 4000 parrocchie in territorio francese portano il suo nome. I re merovingi e poi carolingi custodivano nel loro oratorio privato il mantello di san Martino, chiamato cappella. Tale reliquia accompagnava i combattenti in guerra e in tempo di pace, sulla «cappa» di san Martino, si prestavano i giuramenti più solenni. Il termine cappella, usato dapprima per designare l’oratorio reale, sarà poi applicato a tutti gli oratori del mondo.

Perché si festeggia l'11 novembre?  

San Martino morì l'8 novembre ma la data della sua sepoltura è l’11. Questa data è diventata una festa straordinaria in tutto l'Occidente, grazie alla sua popolare fama di santità e al numero notevole di cristiani che portavano il nome di Martino. Nel Concilio di Mâcon era stato deciso che sarebbe stata una festa non lavorativa.

Dal vino novello alla fine dei contratti agricoli stagionali, le tradizioni in Italia

In molte regioni d'Italia l'11 novembre è simbolicamente associato alla maturazione del vino nuovo (da qui il proverbio "A San Martino ogni mosto diventa vino") ed è un'occasione di ritrovo e festeggiamenti nei quali si brinda, appunto, stappando il vino appena maturato e accompagnato da castagne o caldarroste. Sebbene non sia praticata una celebrazione religiosa a tutti gli effetti (salvo nei paesi dove san Martino è protettore), la festa di San Martino risulta comunque particolarmente sentita dalla popolazione locale. Nel nord Italia, specialmente nelle aree agricole, fino a non molti anni fa tutti i contratti (di lavoro ma anche di affitto, mezzadria, ecc) avevano inizio (e fine) l'11 novembre, data scelta in quanto i lavori nei campi erano già terminati senza però che fosse già arrivato l'inverno. Per questo, scaduti i contratti, chi aveva una casa in uso la doveva lasciare libera proprio l'11 novembre e non era inusuale, in quei giorni, imbattersi in carri strapieni di ogni masserizia che si spostavano da un podere all'altro, facendo "San Martino", nome popolare, proprio per questo motivo, del trasloco. Ancora oggi in molti dialetti e modi di dire del nord "fare San Martino" mantiene il significato di traslocare.

DAL SITO: http://www.famigliacristiana.it/




 




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San Martino. Chiesina di San Volfango, in Moena (TN)