Santuario della SS. Trinità Misericordia Maccio di Villa Guardia (CO)
Home>Comunicazioni ed eventi>LITURGIA DELLA DOMENICA - IV DOMENICA DI PASQUA

IN EVIDENZA

PREGHIERE

WEB TV

COMUNICAZIONI PER LA PARROCCHIA

Prossimi appuntamenti

Mer 25 Aprile 2018, ore 07:00
Esposizione Eucaristica

Mer 25 Aprile 2018, ore 08:00
Lodi mattutine

Mer 25 Aprile 2018, ore 08:30
S. Messa

Mer 25 Aprile 2018, ore 17:00
S. Rosario

Mer 25 Aprile 2018, ore 17:30
S. Messa

Mer 25 Aprile 2018, ore 21:00
Supplica alla Santissima Trinità Misericordia

Gio 26 Aprile 2018, ore 07:00
Esposizione Eucaristica

Gio 26 Aprile 2018, ore 08:00
Lodi mattutine

LITURGIA DELLA DOMENICA - IV DOMENICA DI PASQUA



LETTURE: At 4,8-12; Sal 117; 1 Gv 3,1-2; Gv 10,11-18




LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura 
At 4, 8-12
In nessun altro c’è salvezza.

Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

Salmo Responsoriale 
Dal Salmo 117
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
     

Seconda Lettura
  1 Gv 3,1-2
Vedremo Dio così come egli è. 

Dalla prima lettera di san Giovanni Apostolo
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
  
Canto al Vangelo 
Gv 10,14
Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore;
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.
Alleluia.



 

Vangelo  Gv 10, 11-18
Il buon pastore dà la propria vita per le pecore.
 
Dal vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».



OMELIA DI P. Marko Ivan Rupnik
DAL SITO: www.clerus.va

La visione centrale di questa domenica è il Buon Pastore che dà la propria vita per le sue pecore. Letteralmente è il pastore bello, perché il termine kalòs è stato ridotto al significato di buono sulla scia dell’interpretazione giuridico morale che è stata spesso predominante nella traduzione di diversi termini biblici. Imbarazzo  in questo caso dovuto anche alla difficoltà di tradurre l’ebraico Tob che può esprimere sia il buono sia il bello e che nella cultura greca trova riscontro nel concetto di kalòs kai agathòs cioè “bello e buono” che ha il suo significato proprio nella unione non scindibile dei due termini.

Il termine kalòs, bello, viene usato più di cento volte nel Nuovo Testamento.

Pietro nella sua prima lettera raccomanda ai cristiani che la loro condotta tra i pagani sia bella, perché mentre vengono calunniati come malfattori, vedendo le loro opere belle questi giungano a glorificare Dio (cf 1Pt 2,12). Questa bella condotta con le belle opere è letteralmente la testimonianza, che è il medesimo termine usato da Paolo nella lettera a Timoteo per Gesù Cristo che “ha dato la sua bella testimonianza davanti a Ponzio Pilato” (1Tm 6,13). Infatti davanti a Pilato Cristo ha reso testimonianza alla verità (cf Gv 18,37). Che cosa è la verità (cf Gv 18,38) è la domanda di Pilato che infatti non può capire, perché la verità - come la spiega il vangelo di Giovanni - è la figliolanza del Figlio, è la relazione con il Padre, la non solitudine. “Io non ho parlato da me stesso, ma il Padre stesso che mi ha mandato mi ha comandato ciò che dovevo dire e pronunciare” (Gv 12,49). Perciò “Chiunque è dalla verità ascolta la mia voce” (Gv 18,37).

Nella parabola del seminatore tutto si ricollega perché per la terra buona dove cade il seme (cf Mc 4,8 ad esempio) viene usato il termine terreno bello, cioè quel terreno che “ascolta la parola, la accoglie e porta molto frutto” (cf Mc 4,20). Diventa terreno bello perché non è più solo terreno ma già porta dentro un altro.

Questo è ciò che è bello: ascoltare la parola, accoglierla e farla fruttificare. Porta molto frutto il chicco di grano caduto in terra che muore (cf Gv 12,24).

Il significato di bello che si apre lascia uno spazio enorme alla libertà dell’amore perché significa accogliere il principio della Parola che è il Figlio e che comincia in me una trasfigurazione che mi porta all’offerta di sé. Infatti il Pastore, quello bello, è quello che fa vedere l’uomo vissuto da Dio, cioè come offerta di sé. “Io sono il bel pastore e il bel pastore offre la vita per le pecore” (Gv 10,11). La bellezza, il bello, è qualcosa di dinamico, è un processo di trasfigurazione che passa attraverso la rinuncia, attraverso l’offerta ed è bello proprio perché fa vedere nel seme il germoglio, attraverso la morte. Il Figlio non è da solo, rivelerà un Altro. E lo farà proprio nella morte. Questa è la bellezza.

Il termine kalòs nel Nuovo Testamento include il mistero pasquale. Ed è per questo che nel tempo pasquale c’è la domenica del Buon Pastore, Colui che fa vedere la vita pasquale dell’umanità, da Figlio e perciò è il Pastore Bello. La bellezza è far vedere l’altro, far emergere l’altro, non esaurire una realtà in sé stessa ma attraverso la relazione d’amore far emergere l’altro, e avviene proprio quando tu ti offri, rinunci, muori.

Perciò se ci fermiamo alla traduzione di  buono al posto di bello, finisce che il bello diventa un ideale parallelo al buono. Che è infatti quello che è successo e che ha inciso una profonda ferita nella nostra cultura facendoci credere che il bello ideale possa esistere in parallelo a una vita vissuta su binari totalmente opposti. Ma non esiste un bello ideale che possa convivere con la notte della solitudine, della morte, quando tu non vedi ancora nessun germoglio, ma il seme è già putrefatto, che è il momento più difficile nella vita spirituale. Ma al Pastore Bello – Colui che è l’offerta continua di sé al Padre - tu potrai sempre rivolgere lo sguardo: quando sei pieno di forze, quando sei molto malato, quando sei divorato dalla morte, sempre. Perché è un passaggio, e in tutti i passaggi troverai la forma perfetta, la forza perfetta, l’ambito perfetto e il compimento perfetto. Sia nel seme, sia nel morire, sia nella solitudine, sia nel germoglio.

Bello è quell’uomo che vive questa nuova esistenza che Dio ha portato in Cristo per la nuova umanità e che attraverso la morte, attraverso i momenti più difficili della vita rivela la forza della vita che ha ricevuto, che è l’amore del Padre.

Proprio quando tutti gli ideali classici cadono, quando l’uomo viene distrutto, inginocchiato e schiacciato, proprio in quel momento trasuda, esplode e si sprigiona la più grande forza. Da Cristo morto è uscita la glorificazione del Padre ed è proprio questa la sua testimonianza bella davanti a Pilato.