Santuario della SS. Trinità Misericordia Maccio di Villa Guardia (CO)
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Liturgia della Domenica - XIX DOMENICA del Tempo Ordinario

12 AGOSTO 2018 

Liturgia della XIX Domenica del T.O. - Anno B

LETTURE: 1 Re 19,4-8; Sal 33; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51

Antifona d'Ingresso  Sal 73,20.19,22.23

Sii fedele, Signore, alla tua alleanza,
non dimenticare mai la vita dei tuoi poveri.
Sorgi, Signore, difendi la tua causa,
non dimenticare le suppliche di coloro che ti invocano.

Colletta
Dio onnipotente ed eterno, che ci dai il privilegio di chiamarti Padre, fa' crescere in noi lo spirito di figli adottivi, perché possiamo entrare nell'eredità che ci hai promesso. Per il nostro Signore...


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura
  1 Re 19, 4-8

Con la forza di quel cibo camminò fino al monte di Dio.

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, Elia s'inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra. Desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri». Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. 
Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia!». Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d'acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò.
Tornò per la seconda volta l'angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino». Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l'Oreb.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 33/34
Gustate e vedete com'è buono il Signore.   

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino.

Magnificate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.
Ho cercato il Signore: mi ha risposto
e da ogni mia paura mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
i vostri volti non dovranno arrossire.
Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo salva da tutte le sue angosce.

L'angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Gustate e vedete com'è buono il Signore;
beato l'uomo che in lui si rifugia.

Seconda Lettura   Ef 4, 30 - 5,2 
Camminate nella carità come Cristo.

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni
Fratelli, non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione.
Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.


Canto al Vangelo Gv 6,51   
   

Alleluia, alleluia.

Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio.
Alleluia.

   
Vangelo
 Gv 6, 41-51 
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo, dice il Signore,
se uno mangia di questo pane vivrà in eterno.

Dal vangelo secondo Giovanni.
In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: "Sono disceso dal cielo"?».
Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: "E tutti saranno istruiti da Dio". Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.
Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».   


Sulle Offerte
Santifica, o Dio, i doni che ti presentiamo e trasforma in offerta perenne tutta la nostra vita in unione alla vittima spirituale, il tuo servo Gesù, unico sacrificio a te gradito. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.

Antifona alla Comunione   Sal 147,12.14
Accogli con bontà, Signore, questi doni che tu stesso hai posto nelle mani della tua Chiesa, e con la tua potenza trasformali per noi in sacramento di salvezza. Per Cristo nostro Signore.


Dopo la Comunione

La partecipazione a questi sacramenti salvi il tuo popolo, Signore, e lo confermi nella luce della tua verità. Per Cristo nostro Signore.




Omelia di P. Marko Ivan Rupnik
dal sito: www.clerus.va/

XIX Domenica del Tempo Ordinario - Anno B
Gv 6, 41-51  

Si dice che i Giudei mormoravano (Gv 6,41), ma suona strano perché siamo a Cafarnao e lì ci sono i Galilei: Giovanni vuole immediatamente precisare che si riferisce a quelli che in qualche modo appartengono allo zoccolo duro della tradizione e del regime religioso, che è infatti quello che resiste a Cristo.

Il termine mormorare è lo stesso che nella LXX viene usato per esprimere la rivolta del popolo a Mosè (Es 16,2) e che dunque più che con brontolare è meglio tradotto con criticare che registra la rabbia e l’opposizione di quelli che lo ascoltano mentre dice che Lui è il pane disceso dal cielo. Nella tradizione ebraica, nella scuola degli scribi, il pane disceso dal cielo è la Torah e ora Lui viene a dire che questo pane è Lui. La Torah è per la vita degli uomini, perciò molte volte si legge ho mangiato il libro, ho divorato il libro, mangiato la parola, come ad esempio: “Quando la tua parola mi venne incontro la divorai con avidità...” (Ger 15,16). Ora Cristo identifica sé stesso con questo pane e dice che discende. Ed è chiaro che sorga l’obiezione del versetto 42: “Ma costui non è Gesù, il figlio di Giuseppe, di cui conosciamo il padre e la madre?” Qui appare palese la difficoltà di una mentalità di ordine della natura, che non riesce a cogliere l’ordine dello Spirito, che è la comunione, che è la Figliolanza con il Padre, cioè del suo Io che esprime la Persona divina, esprime la relazione del Padre e non la semplice ed isolata natura umana.

Il problema è la divina umanità di Cristo, la figliolanza. La legge è un dominio perché è intoccabile, è di Dio, quindi qualcosa di sacro identificato con l’autorità. Cristo parte da una relazione come l’unico ‘luogo’ in cui si conosce Lui. E lo si conosce perché si è “attirati dal Padre” (Gv 6,44). Il termine attirare appartiene al mondo dell’amore, del linguaggio amoroso e Giovanni lo usa solo un’altra volta quando dice: “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). È questo amore che attirerà questo dono (cf Ger 31,3; Os 2,16). Il Padre che attira viene proprio contrapposto all’autorità della legge. Cristo fa emergere un Dio che è Padre, che dona e che si dona. Lui è questo dono che è disceso dal cielo perché il Padre lo ha mandato. Perciò non si conosce Cristo senza il Padre e non si conosce il Padre senza il Figlio. “Non conoscete né me né il Padre mio; se mi conosceste conoscereste anche il Padre mio” (Gv 8,19). La conoscenza è la relazione d’amore. Fuori da questa relazione tutto diventa problematico, perciò brontolano, criticano e non accettano. Non si colma l’abisso compiendo la legge. È il Padre che colma la distanza donando suo Figlio che nell’incarnazione ha assunto tutta l’umanità e ha superato l’abisso aprendo all’uomo la partecipazione alla vita divina. È la persona di Cristo che fa con noi ciò che il Padre fa con Lui (cf Gv 6, 39-40.44). Non si tratta di fare qualcosa per tornare a Dio ma di accogliere Colui che il Padre ha mandato a noi ed aderire a Lui che è il pane della vita (cf Gv 6,48). Non pane per la vita, ma pane della vita e quando lo ripete (cf Gv 6,51), in greco cambia il termine così che è da tradurre pane vivente, il pane che vivifica, pane che è vivo, è vita. Si mangia allora il pane vivificante, il pane che è la vita e colui che lo mangia assimila la vita del Vivente, la vita come Amore e vive da questa vita. Non è qui usato il termine soma, corpo, come nell’ultima cena, ma si dice chi mangia la mia carne, a dire la situazione sua umana. Tutta la situazione sua umana che hanno davanti ai loro occhi è questo cibo, è questa vita, quella zoè che è la vita filiale, la vita di Dio.

Perciò è chiaro che se intendiamo l’Eucaristia solo una ‘cosa’ sacra, una presenza di Dio localizzata davanti alla quale ci troviamo e ci mettiamo in un atteggiamento religioso, è un riduzionismo che impoverisce terribilmente il Sacramento e tutta la nostra vita spirituale ed ecclesiale che crescono e si realizzano proprio nell’Eucaristia.

Cabasilas è insuperabile dicendo che “carne della carne diventiamo, sangue del suo sangue diventiamo”. Cioè la sua vera vita. Ma questo suppone una visione trinitaria dove la vita di Dio non è una energia ma è la comunione del Figlio e del Padre nello Spirito Santo. Noi siamo abituati che il cibo nutre il corpo, ma la vita divina che è l’amore, si nutre con l’amore. Cristo nutre, diventa questo pane e questo pane è dono, “quando sarò innalzato”, quando è il sacrificio suo. Il corpo assume, la vita divina si dona. Il corpo per vivere deve assumere, ma la vita divina si nutre donandosi, diventando dono. È un passaggio notevole e questa è l’Eucarestia. Perciò l’unità delle due mense: dell’Eucarestia e della carità. Perché non si può mangiare l’Eucarestia se non diventando ciò che si mangia. Si diventa parte della sua umanità riconciliata nel Figlio con il Padre, si entra nella comunione del suo corpo. Si conosce il Padre da figli tessuti nel Corpo del Figlio insieme a fratelli e sorelle. Si conosce il Padre come Chiesa, comunione di persone.