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LETTERA DAL MOZAMBICO… (don Filippo Macchi)

LETTERA DAL MOZAMBICO…

(di: don Filippo Macchi)


Natale è lontano in questo mondo un po’ al contrario.
Dicembre in Mozambico è il mese più caldo, è il mese delle vacanze dopo gli esami di fine anno.
È il periodo dell’attesa fatalista e preoccupata delle piogge, che faranno la differenza tra un raccolto buono e la fame generale; spesso si esorcizza questa paura con i riti di iniziazione, una generazione di ragazzi che diventano uomini e donne, accompagnati dalle famiglie e dalla comunità con canti, tamburi, prove di forza e bevute senza criterio.
Tutti i nostri tradizionali simboli profani e sacri del Natale vanno stretti; in uno spot televisivo una famiglia mozambicana dopo pochi secondi si toglie maglioni e cappelli di santa Claus, come si fa qui a usare questo ciarpame per sentire il Natale?
A suo tempo, la politica ci ha messo del suo; prima di Bruxelles era arrivata Maputo con il suo socialismo scientifico, togliendo il Natale dal calendario e poi, dopo vari reclami, trasformando il 25 dicembre nella festa della famiglia. Un esempio da seguire. Qui più che mai ho l’occasione di capire che il mistero del Natale trova in altro la sua radice.
La vita dei bambini è estremamente fragile; l’ospitalità è sacra; quello che fai non sarà mai abbastanza e non puoi fare altro che chiedere e affidarti; condividere il dolore dei fratelli, soprattutto se sei a mani vuote, dà agli occhi una nuova luce; bastano un volto familiare e una persona che perde tempo per te a riaccendere la speranza.
Per me, adesso, questo è un mondo che si lascia scoprire con tanta difficoltà, tante aspettative si smontano con poco, pregiudizi e idealismi si incrinano, i tuoi riferimenti di casa vengono meno o mostrano la loro fragilità, sai di essere tra la gente poco utile e spesso un peso.
Balbetti in lingue che non conosci affatto, anche la lingua primordiale della relazione è difficile da esprimere. Ma, per grazia, Natale c’è. Per grazia, Gesù Cristo ti viene incontro. Per grazia, la compagnia della Chiesa ti fa sentire parte di una famiglia più grande. Per grazia, hai delle persone lontane e vicine con cui puoi scambiare il bene e il male e le esperienze di vita e farle diventare ricchezza. Il Figlio di Dio condivide la nostra avventura umana e anche tu puoi tentare di fare lo stesso, abbattendo ogni barriera e lasciando semi di bene e di futuro. Può essere pienamente Natale, anche senza caminetto, presepe e pacchetti. C’è Gesù Cristo, non serve altro.
Auguri a tutti! PS. Sono stati da noi fino a pochi giorni fa due ragazzi di Pordenone, alla faccia della ‘omicron’ hanno fatto un’esperienza che li ha arricchiti e spero sia vissuta da altri in futuro!


don Filippo Macchi