Papa Leone a Lampedusa:
di don Gigi
Il 4 luglio scorso, un viaggio che ha tradotto in gesto concreto l’enciclica “Magnifica Humanitas”
Il primo papa a varcare la soglia di un cimitero di migranti e ad attraversare la Porta d’Europa, soglia della salvezza raggiunta dopo i viaggi della speranza sulle rotte del Mediterraneo. Sono le due istantanee, già consegnate alla storia, della visita di Leone XIV a Lampedusa, isola divenuta simbolo dell’accoglienza di chi affronta il mare rischiando la vita. Un’isola dove più che le parole contano i gesti, come ha detto e dimostrato il Papa stesso.
Prima tappa di una mattinata intensa, al cimitero, Leone si è inginocchiato per deporre una corona di fiori bianchi e gialli e poi raccogliersi in preghiera nel luogo dove, insieme alle tombe dei lampedusani, trovano spazio le croci e le lapidi senza nome di chi è stato inghiottito dal mare, tra cui molti bambini.
La seconda tappa della visita è stata un fuori programma: il Papa ha varcato lui stesso la Porta d’Europa, appoggiando la sua mano destra su uno dei due lati e, una volta attraversata, ha percorso a piedi un tratto di costa rocciosa, inerpicandosi fino a guardare il mare e l’orizzonte, mentre il vento gli portava via lo zucchetto. Un papa “migrante tra i migranti”, dunque, che con il gesto compiuto in uno dei luoghi più iconici dell’isola di Lampedusa – la Porta alta cinque metri e larga tre realizzata dall’artista Mimmo Paladino nel punto più a sud non solo dell’isola, ma dell’intera Europa – ha ripercorso non solo idealmente il percorso di chi non ce l’ha fatta a salvarsi in mare, salutando poco prima due famiglie di migranti.
Nella terza tappa del viaggio, al “Molo Favaloro”, Leone ha benedetto la targa – “luogo di approdo, speranza e umanità”, come è inciso nel marmo – che da sabato è diventato “Molo Papa Francesco”, che da qui aveva lanciato in mare la corona di fiori in memoria dei migranti morti. Al Molo, il Pontefice ha salutato alcuni di quelli ospitati nell’hotspot dell’isola, che attualmente accoglie 114 persone.
“Il Vangelo risuona dove i popoli si incontrano, le persone si accolgono, le loro vicende si intrecciano, le diverse culture si pongono in dialogo. Diventa muto, invece, dove ognuno fa di sé stesso un’isola, dove il contatto è evitato, lo scambio è interrotto”, l’inizio dell’omelia della messa conclusiva, nel Campo sportivo.
“Sono grato al Signore di potervi visitare, sulle orme di Papa Francesco. Qui avete visto non solo uno, ma migliaia di esseri umani caduti nelle mani di briganti”, – ha osservato il Papa attualizzando la parabola del Buon Samaritano attraverso la parola “prossimità” e i riferimenti alla Magnifica Humanitas-.“Sono venuto a ringraziarvi per la prossimità che molti fra voi hanno scelto di esercitare. I morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate”. Infine, il richiamo a “non innalzare un muro invisibile fra il mare dei naufraghi e quello dei vacanzieri”, ma ad appartenere alla stessa “Magnifica Humanitas”: la raccomandazione per un’accoglienza che a Lampedusa ha anche una vocazione turistica.
Papa-Leone-Lettera-Enciclica-Magnifica-Humanitas_ 15-maggio-2026

(crediti immagine: ilpost.it)





