L’indulgenza del Perdono
“Ti prego che tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa, ottengano ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe”.
Fu una richiesta fatta da San Francesco direttamente al Signore che gli era apparso in una notte nella Porziuncola.
Il Signore glielo concesse e Francesco, si recò subito dal Papa per ottenere l’indulgenza. Il 2 agosto 1216, dinanzi una grande folla e alla presenza dei vescovi dell’Umbria promulgò il Grande Perdono.
Dalle 12 del primo agosto, fino alle 24 del 2 agosto
Dalle 12 del primo agosto, fino alle 24 del 2 agosto l’indulgenza plenaria (concessa alla Porziuncola quotidianamente) si estende a tutte le chiese parrocchiali sparse nel mondo e anche a tutte le chiese francescane.
L’Indulgenza può essere chiesta per sé o per i propri defunti.
è necessaria la s. confessione, la partecipazione alla Messa, l’Eucaristia,
il rinnovo durante la visita della propria professione di fede recitando il Credo e il Padre Nostro,
infine la preghiera secondo le intenzioni del Papa e per il Pontefice.
Celebrazione penitenziale in Cattedrale a Como
sabato 1 agosto 2026 alle ore 20.45
a cura dei terziari francescani
inserita nel contesto delle iniziative dell’Anno Giubilare Francescano
Il perdono: la strada di ritorno nell’abbraccio del Padre
“Il perdono di Assisi è un “super” dono che Francesco ha voluto offrire ad ogni persona di ogni tempo e di ogni luogo. Un ritorno ad una relazione con Dio. In una notte travagliata, il Santo ha sentito che ogni uomo è atteso e voluto da Dio, che si prende cura della persona, lasciandogli proprio una nostalgia di casa: la relazione con Lui. Il perdono è ritornare a casa, sentire l’abbraccio di un Padre che da sempre ci accompagna”.
In un anno così particolare, che significato acquisisce la parola perdono?
Noi tutti abbiamo capito che c’è bisogno di fermarci ed incontrarci di nuovo. Il perdono è soprattutto quello da dare a noi stessi, per il tempo giocato male, per la fretta e le occasioni mancate. Noi spesso ci accorgiamo di una bontà di una cosa quando l’abbiamo perduta, e non c’è più.
Ed è tristissimo vivere di occasioni mancate. Perdonarci ciò che abbiamo trascurato o vissuto in maniera superficiale e perdonare anche il modo in cui trattiamo il Creato, parlando dell’Ecologia integrale. O la non accoglienza con cui abbiamo trattato chi è diverso da noi, mettendo in conto che se le differenze possono generare conflitti l’uniformità genera asfissia, quindi è più bello confrontarsi e cercare insieme il valore di un incontro.
da: www.vatican.va







