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PRESENTAZIONE DEL SIGNORE - Giornata mondiale della vita consacrata

FEBBRAIO 2023

giovedì 2 

FESTA DELLA PRESENTAZIONE
DI GESU' AL TEMPIO


XXVI Giornata mondiale della vita consacrata

 1997 Giovanni Paolo II nel Messaggio per la I Giornata – «della totale donazione delle propria vita per quanti sono stati chiamati a riprodurre nella Chiesa e nel mondo mediante i consigli evangelici, i tratti caratteristici di Gesù, vergine, povero e obbediente».


Liturgia della Parola


Prima Lettura
  Ml 3,1-4

Entrerà nel suo tempio il Signore, che voi cercate.

Dal libro del profeta Malachìa

Così dice il Signore Dio: 
«Ecco, io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me e subito entrerà nel suo tempio il Signore che voi cercate; e l’angelo dell’alleanza, che voi sospirate, eccolo venire, dice il Signore degli eserciti. 
Chi sopporterà il giorno della sua venuta? Chi resisterà al suo apparire? Egli è come il fuoco del fonditore e come la lisciva dei lavandai. 
Siederà per fondere e purificare l’argento; purificherà i figli di Levi, li affinerà come oro e argento, perché possano offrire al Signore un’offerta secondo giustizia. 
Allora l’offerta di Giuda e di Gerusalemme sarà gradita al Signore come nei giorni antichi, come negli anni lontani».   
 

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 23
Vieni, Signore, nel tuo tempio santo.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e valoroso,
il Signore valoroso in battaglia.

Alzate, o porte, la vostra fronte,
alzatevi, soglie antiche,
ed entri il re della gloria.

Chi è mai questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.
 

Seconda Lettura  Eb 2,14-18
Doveva rendersi in tutto simile ai fratelli.

Dalla lettera agli  Ebrei

Poiché i figli hanno in comune il sangue e la carne, anche Cristo allo stesso modo ne è divenuto partecipe, per ridurre all’impotenza mediante la morte colui che della morte ha il potere, cioè il diavolo, e liberare così quelli che, per timore della morte, erano soggetti a schiavitù per tutta la vita.
Egli infatti non si prende cura degli angeli, ma della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli, per diventare un sommo sacerdote misericordioso e degno di fede nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di espiare i peccati del popolo.
Infatti, proprio per essere stato messo alla prova e avere sofferto personalmente, egli è in grado di venire in aiuto a quelli che subiscono la prova.
 

Canto al Vangelo  Lc 2,30.32    

Alleluia, alleluia.
I miei occhi han visto la tua salvezza:
luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo, Israele.
Alleluia.


  



Vangelo   Lc 2,22-40 (forma breve: Lc 2,22-32)
I miei occhi hanno visto la sua salvezza.

Dal vangelo secondo Luca

[ Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, Maria e Giuseppe portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: «Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore» – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d’Israele, e lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. 
Mosso dallo Spirito, si recò al tempio e, mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per fare ciò che la Legge prescriveva a suo riguardo, anch’egli lo accolse tra le braccia e benedisse Dio, dicendo:
«Ora puoi lasciare, o Signore, che il tuo servo
vada in pace, secondo la tua parola,
perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza,
preparata da te davanti a tutti i popoli:
luce per rivelarti alle genti
e gloria del tuo popolo, Israele». ]
Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e a Maria, sua madre, disse: «Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima –, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori».
C’era anche una profetessa, Anna, figlia di Fanuèle, della tribù di Aser. Era molto avanzata in età, aveva vissuto con il marito sette anni dopo il suo matrimonio, era poi rimasta vedova e ora aveva ottantaquattro anni. Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere. Sopraggiunta in quel momento, si mise anche lei a lodare Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.
Quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.   
 



Dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
IN OCCASIONE DELLA GIORNATA DELLA VITA CONSACRATA (n. 1-5)
2 Febbraio 2005



Oggi si celebra la Giornata della vita consacrata, occasione propizia per ringraziare il Signore insieme a  coloro che, da Lui chiamati alla pratica dei consigli evangelici, “ne fanno fedelmente professione, si consacrano in modo speciale al Signore, seguendo Cristo che, vergine e povero (cfr Mt 8,20;  Lc 9,58), redense e santificò gli uomini con la sua obbedienza spinta fino alla morte di croce (cfr Fil 2,8)” (Perfectae caritatis, 1)....

Il segreto di questo ardore spirituale è l’Eucaristia. Vorrei esortare tutti i religiosi e le religiose ad “instaurare con Cristo una comunione sempre più profonda mediante la partecipazione quotidiana al Sacramento che lo rende presente, al sacrificio che attualizza il dono d'amore del Golgota, al convito che alimenta e sostiene il Popolo di Dio pellegrinante. “L'Eucaristia - come affermavo nell'Esortazione apostolica Vita Consecrata - sta per sua natura al centro della vita consacrata, personale e comunitaria” (n. 95).

Gesù si dona come Pane “spezzato” e Sangue “versato” perché tutti possano “avere vita e averla in abbondanza (cfr Gv 10,10). Egli offre se stesso per la salvezza dell’intera umanità. Prendere parte al suo banchetto sacrificale non comporta solo ripetere il gesto da Lui compiuto, ma bere al suo stesso calice e partecipare alla sua stessa immolazione. Come Cristo si fa “pane spezzato” e “sangue versato”, così ogni cristiano - e ancor più ogni consacrato ed ogni consacrata - è chiamato a dare la vita per i fratelli, in unione a quella del Redentore.

L’Eucaristia è la sorgente inesauribile della fedeltà al Vangelo, perché in questo Sacramento, cuore della vita ecclesiale, si realizzano in pienezza l'intima immedesimazione e la totale conformazione con Cristo, a cui i consacrati e le consacrate sono chiamati. “Qui si concentrano tutte le forme di preghiera, viene proclamata ed accolta la Parola di Dio, si è interpellati sul rapporto con Dio, con i fratelli, con tutti gli uomini: è il sacramento della filiazione, della fraternità e della missione.
Sacramento dell'unità con Cristo, l'Eucaristia è contemporaneamente sacramento dell'unità ecclesiale e dell'unità della comunità dei consacrati. In definitiva essa appare fonte della spiritualità del singolo e dell'Istituto” (Istr. Ripartire da Cristo, 26).
Dall’Eucaristia le persone consacrate apprendono “una maggiore libertà nell'esercizio dell'apostolato, una irradiazione più consapevole, una solidarietà che si esprime con lo stare dalla parte della gente, assumendone i problemi per rispondere con una forte attenzione ai segni dei tempi e alle loro esigenze” (Ibid., 36).

dal sito: w2.vatican.va