Santuario della SS. Trinità Misericordia Maccio di Villa Guardia (CO)
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II DOMENICA DI PASQUA "della Divina Misericordia"


"Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro. Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato".

da: "Misericordiae Vultus" - di Papa Francesco.
Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia. 11 aprile 2015.




II DOMENICA DI PASQUA

"della Divina Misericordia


LETTURE: At 5, 12-16; Sal 117; Ap 1, 9-11.12-13.17.19; Gv 20, 19-31


LITURGIA DELLA PAROLA


Prima Lettura 
At 5, 12-16

Venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne.

Dagli Atti degli Apostoli  
Molti segni e prodigi avvenivano fra il popolo per opera degli apostoli. Tutti erano soliti stare insieme nel portico di Salomone; nessuno degli altri osava associarsi a loro, ma il popolo li esaltava.
Sempre più, però, venivano aggiunti credenti al Signore, una moltitudine di uomini e di donne, tanto che portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro.
Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti.
 

Salmo Responsoriale  
Dal Salmo 117

Rendete grazie al Signore perché è buono: il suo amore è per sempre..  

Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre».
Dica la casa di Aronne:
«Il suo amore è per sempre».
Dicano quelli che temono il Signore:
«Il suo amore è per sempre».

La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.
Questo è il giorno che ha fatto il Signore:
rallegriamoci in esso ed esultiamo!

Ti preghiamo, Signore: Dona la salvezza!
Ti preghiamo, Signore: Dona la vittoria!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Il Signore è Dio, egli ci illumina.


Seconda Lettura
  Ap 1, 9-11.12-13.17.19  

Ero morto, ma ora vivo per sempre.

Dal libro dell'Apocalisse di san Giovanni apostolo  

Io, Giovanni, vostro fratello e compagno nella tribolazione, nel regno e nella perseveranza in Gesù, mi trovavo nell’isola chiamata Patmos a causa della parola di Dio e della testimonianza di Gesù.
Fui preso dallo Spirito nel giorno del Signore e udii dietro di me una voce potente, come di tromba, che diceva: «Quello che vedi, scrivilo in un libro e mandalo alle sette Chiese».
Mi voltai per vedere la voce che parlava con me, e appena voltato vidi sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo, con un abito lungo fino ai piedi e cinto al petto con una fascia d’oro.
Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli, posando su di me la sua destra, disse: «Non temere! Io sono il Primo e l’Ultimo, e il Vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli inferi. Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle presenti e quelle che devono accadere in seguito». 
 

Canto al Vangelo
  Gv 20,29
Alleluia, alleluia.

Perché mi hai veduto, Tommaso, tu hai creduto;
beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!
Alleluia.
  

Vangelo   Gv 20, 19-31 
Otto giorni dopo, venne Gesù.

Dal vangelo secondo Giovanni  
La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.








Dall'Omelia di don Ivan Salvadori. Ottava di Pasqua, Domenica della Divina Misericordia - 1 maggio 2011.
S. Messa presso il Santuario di Maccio.
"La misericordia di Dio (Trinità) nella vicenda di Tommaso".

(...) fu proprio Giovanni Paolo II a volere che la seconda domenica di Pasqua si chiamasse anche «Domenica della Divina Misericordia». Lo stesso giorno in cui diede quest’annuncio, canonizzò anche suor Faustina Kowalska, una semplice suora di Cracovia, a cui il Signore affidò – a cavallo tra le due Guerre Mondiali – il Messaggio della Misericordia. «Figlia mia – aveva detto il Signore a suor Faustina –, parla a tutto il mondo della Mia inconcepibile Misericordia. Desidero che la festa della Misericordia sia di riparo e rifugio per tutte le anime. In quel giorno sono aperte le viscere della Mia Misericordia, riverserò tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia Misericordia. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me, anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto».
Il Signore le aveva anche detto: «La festa della Misericordia è uscita dalle Mie viscere; desidero che venga celebrata solennemente la prima domenica dopo Pasqua. L’umanità non troverà pace finché non si rivolgerà alla sorgente della Mia Misericordia».

E qual è – ci domandiamo – la sorgente della Misericordia? Qual è la sorgente dalla quale scaturisce quell’acqua pura capace di dare pienezza alla vita del mondo? Tutta la tradizione cristiana, come anche l’esperienza spirituale di Maccio, ci dicono che tale sorgente è unicamente l’eucaristia. È nell’eucaristia, infatti, che la Misericordia di Dio – manifestata soprattutto nella Pasqua – viene riversata nei nostri cuori.

Così possiamo dire che la Domenica della Divina Misericordia non distoglie la nostra attenzione dal mistero della Pasqua. Piuttosto, in questa domenica l’uomo è invitato ad adorare la Trinità Misericordia per l’opera che ha compiuto nella Pasqua. Anche Paolo sapeva che nella passione del suo Figlio, Dio aveva compiuto tutto; ciò nonostante poteva dire di sé che completava nella sua carne ciò che manca ai patimenti di Cristo (Col 1,24). Forse perché i patimenti di Cristo sarebbero imperfetti? No, semplicemente perché il mistero della Pasqua raggiunge la sua pienezza solo di fronte alla risposta dell’uomo. Potremo così dire che la Domenica della Divina Misericordia è la risposta riconoscente dell’uomo al dono della Pasqua.

Carissimi, anche oggi – primo giorno dopo il sabato (cf Gv 20,19) – il Signore viene a visitarci per donarci la sua pace, cioè – nel linguaggio biblico – la sua salvezza. Al tempo stesso, però, ci dona il suo Spirito e ci affida una missione: «Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi» (Gv 20,21). La missione di Gesù – che con la sua vita ha introdotto nei rapporti umani l’«amore misericordioso» di Dio – continua ora nei suoi discepoli.

«Santissima Trinità, Misericordia infinita, io confido e spero in Te! Tu che ti sei donata tutta a me, fa’ che io mi doni tutto a Te! Rendimi testimone del tuo amore in Cristo, mio fratello, mio Redentore e mio Re».



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